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Volersi bene

L' essere umano è frutto delle relazioni, degli incontri che ha ed anche delle relazioni che si sono interrotte. Ricostruire il filo della propria storia può essere utile per sbocciare nel corso della propria esistenza consapevole e gioiosa.

< Si chiama M. Ha 50 anni. Lo incontro ad una festa. Mi chiede di dove sono e cosa faccio. Parliamo un po'. Mi dice che odia ballare. A me piace ballare. E tutti durante la festa ballano. Mi dispiace lasciarlo da solo. Allora gli propongo di insegnarli qualche passo di una danza sudamericana semplice: la baciata. Si balla in quattro tempi. Cosi dal semplice movimento, contando, può imparare facilmente. M. si forza, mi accontenta. Ma poi mi lascia in pista da sola.

Ci scambiamo i numeri di telefono. E incominciano la lunga sequenza di messaggi su what’s up che comunque possono essere utili per conoscersi. Ci scriviamo un po' di tutto. Soprattutto del quotidiano. Diventa una presenza a distanza giornaliera. Come un amico di penna immaginario a cui confidi molte cose. Piacevole, ma senza contatto. Allora gli propongo di incontrarci, anche a metà strada. Vive in un’altra città, lontana dalla mia. Scegliamo una regione del centro Italia. Mi racconta dei suoi amori finiti, del legame con la moglie che non ha sciolto formalmente, ma da cui vive separato da due anni. Della speranza di avere figli ormai svanita. Ci rivediamo più volte. Cerchiamo di avere un rapporto sessuale completo. Ma dalla iniziale eccitazione non riesce a completare l’orgasmo. Non rimango stupita ma accolgo e con pazienza cerco di connettermi con la sua parte emotiva. Mi hanno detto che due amanti possono entrare in connessione ascoltando il battito cardiaco l’uno dell’altro, così per entrare in sintonia. Dopo qualche altro tentativo qualche amplesso va bene e qualche altro no.>

Cosi una cliente allo studio mi racconta la sua storia d’amore finita. Rosa (il nome che diamo alla cliente) ha chiesto a questo uomo di investire nel rapporto, di crederci, di fare qualche piano, progetto insieme. Ma M. non ci riesce – come durante l’amplesso – non è pronto. Non è il momento. Rosa gli chiede sciogliere il legame coniugale, vendere la casa in cui è rimasto a vivere dopo l’allontanamento della moglie e iniziare la nuova relazione, partendo “alla pari”. Scopriremo poi dalla narrazione durante il percorso di counseling che M. ha perduto la madre, quando era poco più che ventenne e malgrado il percorso di psicoterapia non è riuscito ancora a riscrivere la propria storia. E tutte le sue relazioni sono finite così: senza un vero motivo.

Rosa viene da me affranta con una domanda: < Perché sono attratta o attraggo uomini che non vogliono costruire una relazione sana? Perché attraggo uomini con problemi?> Rosa è nata da una madre che non la voleva, almeno in quel momento, e cresciuta con la ripetizione della storia che la madre non aveva potuto realizzare il suo progetto professionale perché era nata lei.

“L’ esperienza amorosa è un intreccio contraddittorio tra ciò che è andato perduto e ciò che speriamo di ritrovare……forse inconsciamente attendiamo che chi ci ama veda ciò che non è mai stato visto”. Da V. Lingiardi Farsi Male Ed. Einaudi Torino 2025.

La coazione a ripetere è una dinamica che ritorna continuamente nella vita da adulti che non hanno affrontato la propria storia di bambino/a o giovane adulto a cui è stata negato l’amore incondizionato del genitore o caregiver, a cui è stato negato uno sguardo di accoglienza o è stata negata una carezza rassicurante o la presenza quando faceva i primi passi o sperimentava autonomia. Questo dolore si sperimenta nelle relazioni amorose, o amicali e anche in quelle professionali, quando c’è intimità, passione e vicinanza emotiva. Riparare la ferita dei non amati è possibile. L’ essere umano ha tutte le risorse di autoguarigione dentro di sé. E con l’auto di un counselor o terapeuta, in uno spazio di ascolto, accoglienza e non giudizio si può imparare ad essere “adulti”, ovvero occuparsi di se stessi, cercando le risposte alle domande e dubbi che possono insorgere nel fiorire della propria esistenza. Dandosi una possibilità di vivere pienamente.

A.chiama al numero di cellulare con una voce sicura. Vuole un appuntamento per avere chiarezza su alcune situazioni professionali: gli spiego cosa faccio e come si svolge un percorso di sviluppo personale e gli offro la possibilità di un primo incontro gratuito on line.

Nella videocall appare con un volto pallido ed emaciato e contrariamente alla voce sicura al telefono - schermo perfetto per una persona che privilegia il sistema di rappresentazione uditivo - mi sembra giù di tono, affranto.

Gli chiedo come posso aiutarlo. A. comincia a raccontare dell'ennesimo tentativo di ottenere la promozione a dirigente nella azienda dove lavora, richiesta inoltrata espressamente al capo del personale in seguito alla selezione interna, e non ottenuta. Mi racconta degli immensi sacrifici fatti per essere all'altezza della posizione, cercando di soddisfare le aspettative formali degli indicatori di prestazione e la crescita della squadra di collaboratori con cui si interfaccia. Nella sua narrazione c'è un continuo ripetere “forse non sono andato bene nella produzione di progetti, mi hanno interrotto nella presentazione che forse era troppo lunga; nessuno mi ha aiutato caldeggiando la mia candidatura”. Mi sembra che nel suo raccontarsi ci sia una voce interna che gli dice che è vero che non va bene, che non è all’altezza e da un’altra parte c’è una voce che colpevolizza i colleghi per non averlo aiutato, proiettando il fallimento sugli altri. A. è fortemente infelice perché ha condotto tutta la sua vita intorno al successo lavorativo e nel momento in cui non ci riesce si sente non vivo, mancante. L’insuccesso professionale si ripercuote in maniera devastante sulla sua vita personale: la fidanzata cerca di aiutarlo per trovare la forza per ricandidarsi un’altra volta per la posizione desiderata, ma A. è sempre fortemente insoddisfatto e procastina progetti di vita personale e relazionale insieme alla compagna, che da un primo momento di rabbia passa alla rassegnazione fino alla profonda delusione nei confronti di A. e della relazione amorosa.

La dinamica che A. mette in atto si chiama Sabotatore interno: quella voce interiore, quella parte di sé che si attiva per nascondere la paura del fallimento o del cambiamento. Più si è desiderosi di raggiungere il successo, più si teme il cambiamento che la realizzazione del desiderio porterà. A. senza il raggiungimento di quel risultato non poteva vivere, tanto meno fiorire nella realizzazione del sogno d’amore o nello sviluppo personale.

Il counselor ascolta, non giudica, cerca di dialogare con tutte le parti presenti nel cliente anche quelle nascoste che apparentemente non sono collegate e chiede ad A. . < Quale è l’emozione che provi qui ed ora?>. E così aiuta il cliente a far emergere la potente parte affettiva della propria esistenza spesso soppressa dal fare incessante alla ricerca della realizzazione del proprio successo, nel caso di A. professionale.

Anche A. aveva perso il padre poco più che ventenne e questa perdita aveva rallentato i propri studi universitari, facendolo sentire in difficoltà rispetto ai suoi colleghi di corso. Ma soprattutto gli era mancata la figura paterna, da A. idealizzata, che l’avrebbe acclamato e sarebbe stato fiero di lui perché ha intrapreso il lavoro che il padre non era riuscito a realizzare.

L' essere umano è frutto delle relazioni, degli incontri che ha ed anche delle relazioni che si sono interrotte. Ricostruire il filo della propria storia può essere utile per sbocciare nel corso della propria esistenza consapevole e gioiosa.

Per appuntamenti e approfondimenti scrivetemi a: zila.carnevale@gmail.com

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